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Se la scuola perde la voce

Il corona virus avrà portato via la voce alla scuola? Raucedine, afonia… saranno sintomi del long covid scolastico? Di fatto la scuola sta parlando pochissimo o nulla di pace. La scuola non sta parlando di pace con gli studenti, perché non parla di guerra.

Ho provato a chiedere a diversi liceali se con i loro professori avessero affrontato i drammatici avvenimenti bellici tra Ucraina e Russia. Ho ricevuto sconsolati dinieghi. Alla mia successiva insistenza in cui ho chiesto: “Ma nemmeno con gli insegnanti di storia, di filosofia?” ho raccolto dai ragazzi mimi di sospiri, espressioni affrante o esternazioni quali: “Ragazzi, a sentire le notizie mi viene l’ansia”.

La capacità degli insegnanti di parlare di guerra e di pace mette allo scoperto un nervo del loro difficile ruolo: essere mediatori, cuscinetti tra il mondo adulto e quello adolescenziale (o infantile). Non si tratta di essere tuttologi, né tanto meno psicologi, bensì di trovare continuamente linguaggi e contenuti per traghettare due mondi che ogni giorno corrono rischio di distanziarsi.

Non immagino insegnanti che diano risposte (quali risposte possiamo dare?), né tantomeno trovino soluzioni, ma insegnanti che sappiano proporre spunti per creare confronti e dibattiti. Oltre alle toccanti foto, i nostri giornali di tanto in tanto propongono riflessioni importanti: “Vale di più la vita o la libertà? La guerra che costringe a scegliere” (articolo di Vito Mancuso); eccidio o genocidio? Sanzioni sì o sanzioni no? Ha ancora senso parlare di Guerra Fredda? Abbiamo strumenti per discernere l’informazione dalla propaganda? 

La scuola a volte di fronte ai grandi maestri e ai modelli a cui dà voce ogni giorno sembra ammutolirsi, come se le fosse chiesto di emulare i capolavori dei grandi. Ma qui non si tratta di riscrivere magnificenti saggi o romanzi: non dunque un “Guerra e pace” versione 2022, ma qualche appunto in quel taccuino che è la nostra mente per stimolare riflessioni e confronti che possano attrezzare i ragazzi, e noi adulti mentre li accompagniamo in questo, ad essere più pronti e flessibili nell’affrontare la complessità della società civile di oggi e del futuro. 

Serena Zucchi

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