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Chiamati ad essere il loro megafono

Se voi non potete parlare lo faremo al posto vostro. I social stanno diventando luogo di raccolta di  accorate riflessioni dei migliori pedagogisti, psicologi ed esperti che gridano aiuto. Parlano per chi non ha voce in questo funesto virus: gli adolescenti!
Sembra una chiamata alle “armi” dell’intelligenza, un tam tam tra villaggi che si interrogano e non possono stare muti perché in gioco c’è molto, c’è la Vita di chi sorreggerà il paese in futuro.

Chi si sta occupando di loro a livello di decisioni che si ribaltano sulla loro vita non ha capito nulla di questo mondo. Li hanno zittiti senza provare a immaginare come aiutarli.
Incarcerati nelle loro stanze con l’illusione di libertà data dal cellulare e la connessione con il mondo. Accusati peraltro di esser sempre connessi con una protuberanza legittimata dagli adulti che l’hanno inventata.
Estromessi dalle ore di punta di traffico senza investire in progetti modulari di didattica in orari differenziati e con implemento dei trasporti.

Gli adolescenti sono fatti di relazione. La scuola è la loro palestra, la loro vita. Hanno bisogno di costruire rapporti, di tessere alleanze, di fare le loro guerre per poi far pace, di amare, e di soffrire in presenza!
Non si può negargli l’esperienza così come sta avvenendo senza aver prima messo in campo tutte le possibilità. È insano come lo sarebbe quello di negare ad un bambino di un anno di provare ad alzarsi e camminare. Non basta un tutorial, il bambino ha bisogno di sbucciarsi le ginocchia, di provare a vedere quali appigli funzionano e quali no. Così è per loro!

Nell’adolescenza a scuola si coltiva l’essere oltre al sapere. E ci sono tempi di sviluppo che non si possono recuperare. Avete mai visto un adulto privato dell’esperienza della motricità fine imparare a mangiare con le posate? I ragazzi hanno bisogno ADESSO di incontrasi e relazionarsi dal vero, in sicurezza certo ma questa dobbiamo garantirgliela noi. Che adulti siamo diventati? Egoisti, prepotenti e poco intelligenti. Così saremo giudicati nella migliore delle ipotesi dal nostro futuro. 

Non è giusto far prevalere interessi commerciali e politici su questa categoria che non ha voce. Passare il messaggio che la scuola sia vagamente importante. La scuola è la loro palestra e se noi adulti non ci impegniamo a trovare il modo per sviluppare tutti i muscoli della crescita avremo una generazione mutilata, umiliata, ignorante culturalmente ed emotivamente ma rabbiosa. 

Cosa possiamo fare? Dare loro voce. Aiutarli a fare proposte per una didattica diversa, certo ci vogliono investimenti e non basterà la mascherina ed il gel o le sedie con le rotelle, dovranno essere creativi e noi adulti disposti a modifiche profonde. Ci sono comuni che si sono attivati al fianco degli studenti e allora condividiamo le esperienze positive, mutiamole, ritroviamo il coraggio di re-inventarci. E noi educatori, genitori, adulti continuiamo a scrivere, denunciare la sofferenza, partecipare a dibattiti, muoverci collettivamente e lavorare al fianco dei docenti per riprendere con civiltà lo spazio che appartiene loro per diritto.
Usiamo i nostri megafoni con intelligenza e senza paura!

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