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#PagineStralciate

La voce degli adolescenti

Pagine intense, travagliate, profonde, che fanno riflettere e che fanno crescere.
La psicologa Serena Zucchi ha dato voce a tutti quegli adolescenti che ha conosciuto attraverso i racconti dei loro genitori in vent’anni di ascolto.

L’oggi

“Oggi la prof di inglese ci ha insegnato a pronunciare la “v” di “vertigo”, “virtual”, “virgin”… è un suono leggero, un soffio d’aria che sfiora le labbra e scivola via. Oggi mi sento così. Come la “v” di “vertigo”. Oggi sono un soffio leggero che scivola via. Mi sento sul bordo di un precipizio, fluttuante su un ponte tibetano e ogni oscillazione mi provoca un violento vuoto nello stomaco. Il futuro mi angoscia: non riesco a proiettarmi nel futuro, perché ho cancellato il passato.

Frammenti dolorosi

La mia infanzia non è una cameretta tutta rosa, piena di peluche e bambole, ma una grotta fredda e buia, con scheletri, per nulla fossilizzati, che si staccano e ti cadono addosso. Io pensavo di riuscire a passarci in mezzo, trasparente, trattenendo il respiro per non farmi notare, ma  tutto è vano. Basta un’occhiata di una compagna, un brutto voto, una litigata con il ragazzo, una sgridata della mamma perché non ho spreparato in cucina, che frammenti dolorosi mi travolgono e mi schiacciano.

Chi sono?

Non è stato difficile poi abituarmi alle medie a insulti più gravi, a accuse più infamanti. Nella mia cartella si sono materializzate delle cuffiette. Mi rendo conto di non essere stata per niente convincente nel spiegare alla preside che non avevo la minima idea di come ci fossero finite. La mia voce era fioca, le mie parole si ingarbugliavano, nel tempo avevano perso credibilità. Io stessa mi confondevo tra quello che pensavo di essere e quello che gli altri credevano di me.

La beffa più grande

Alle superiori la beffa più grande… Un ragazzo mi ha contattato su Instagram. Ha ricostruito il mio profilo attraverso un’amica. Diceva di avermi notato in un locale in cui ero stata con lei. Nessuno mi aveva mai rivolto parole così gentili. Finalmente qualcuno che mi capiva, che sapeva leggermi dentro, che mi apprezzava per le cose che scrivevo, per le foto che pubblicavo. Tutto era così perfetto. A garanzia dell’intimità del nostro rapporto, parlavamo per ore, solo in chat. Mai una chiamata, mai un appuntamento telefonico, tanto meno di persona. Solo qualche foto o video di me o meglio di parti di me… Non mi sono accorta di nulla, mi sono trovata dentro a una bolla sempre più dilatata e sospesa, che una sera è scoppiata lasciandomi attonita e persa. Dentro di me solo vuoto e vergogna.

La mia più grande rivincita

Ora sono lo stereotipo della bellezza. Mi sto ricostruendo piano piano sui cliché di moda: mi sono tinta i capelli, non esco mai se non sono truccata, ho imparato a farmi le unghie da sola, seguendo i video su Tik Tok, mi vesto carina e vedo che piaccio. Piaccio anche a quelli che mi prendevano in giro e questa è la mia più grande rivincita… che però non mi toglie la paura per quello che sarà domani. Ho cancellato i giorni di ieri, mi sono costruita un oggi, ma non sono abbastanza per affrontare il domani.” 

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