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Settembre, tempo di che scuola?

Se i nostri ragazzi fossero primi ministri o ministri dell’istruzione, ricalcherebbero solo in parte il ruolo degli attuali facenti funzione. Ho chiesto a quasi cento ragazzi tra i 12 e i 22 anni come organizzerebbero la scuola a settembre e con la chiarezza e la genuinità del pensiero degli adolescenti in meno di 24 ore sono stati capaci di costruire un programma a dir poco ineccepibile.

Solo un po’ Emmanuel Macron

Come Emanuel Macron riaprirebbero la scuola (67%), anche se, diversamente da lui, non a tutti i costi. Infatti si sono anche convinti del valore aggiunto dell’apprendimento a distanza (49%), assolutamente più flessibile rispetto il fondamentale bisogno degli adolescenti di conciliare impegni curriculari con interessi extrascolastici (68%) e capace di aumentare l’autonomia nella pianificazione del tempo (56%).

In parte Boris Johnson

Con la cautela tipica degli inglesi (o meglio per quella che credevamo di conoscere…), solo il 29% sottoscrive la constatazione che il danno provocato dal contrarre il virus a scuola è più esiguo rispetto a quello di allontanare gli studenti dalla stessa, sottolineando infatti che la scuola in presenza è comunque più stressante (67%) e meno rispettosa del fisiologico bisogno di dormire la mattina, difeso dal 21% degli intervistati.

Meglio di Angela Merkel

Certamente supporterebbero la scuola con reti, piattaforme e metodologie di didattica a distanza per i docenti meglio di quanto hanno fatto i tedeschi (anche qui cade un altro stereotipo sulla efficienza teutonica…), sapendo che la scuola a distanza ha aumentato il tempo del 90% degli studenti davanti allo schermo: più di quattro ore al giorno per il 79% e circa due ore per il 16%.

Quasi come Pedro Sanchez

Il premier spagnolo ha inteso che trasformare la scuola in un percorso metà in presenza e metà a distanza (opzione preferita dal 32% dei rispondenti), permette di non perdere il contatto sociale (prioritario per l’82% dei ragazzi) e di aumentare la programmazione del lavoro più personalizzato in funzione delle esigenze dei singoli allievi. Della scuola in presenza infatti sono mancati di più i compagni (40%), le discussioni in classe (20%) e gli intervalli (22%). Una nota: nessuno degli intervistati (cioè lo 0%) ha opzionato la scelta “gli insegnanti” (…).

Certamente non come Lucia Azzolina

I ragazzi sono meno inclementi di molti di noi verso la ministra e riconoscono (40%) a lei e alla commissione Bianchi la dovuta attenzione ai presidi sanitari (mascherine) e alle prescrizioni di sicurezza (distanza) per poter riaprire nei tempi consoni. Il 44% infatti ritiene che sia assolutamente da evitare di mettere a routine la chiusura della scuola per tre mesi nel prossimo anno scolastico, perchè nella scuola in presenza si impara di più (61%) e, mica secondario, ci si diverte di più (74%). Ma su un punto sono risoluti: solo il 2% degli intervistati porrebbero al primo punto della loro agenda programmatica il banco, e perchè no, la cattedra a rotelle. La nostra brava ministra potrebbe comunque commentare di avere sempre ricevuto due punti in più della preferenza accordata agli insegnanti.

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