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bici in cucina

Case e coronavirus

In questi mesi abbiamo letto sul coronavirus in più fonti, abbiamo discusso del suo impatto sulle nostre vite e su quelle dei nostri figli a più riprese, se pur rigorosamente a distanza, ma solo ora, in fase tre inoltrata, comprendiamo come abbia trasformato le nostre case, soprattutto per chi le condivide con adolescenti. Riprendendo qualche barlume di vita sociale ci stiamo riappropriando di luoghi pubblici e privati, piazze, giardini o anche semplicemente marciapiedi, bar, pizzerie e li ritroviamo trasformati: percorsi a sensi alternati, panchine a scacchiera, vetri infrangibili o plexiglas là dove proprio non l’avevi visto…

Sorprese

Ma che dire di quei salotti modificati in sala pesi, dove al posto del tavolino con l’abat-jour della nonna ritroviamo la panca con il bilanciere fai da te, costruito con bottiglie di plastica riempite di lettiera del gatto, quando possibile pulita? Se poi nel salotto ritrovassimo colonne o camini circolari di esclusivo design al centro della stanza, la trasformazione in percorsi a ostacoli per bici, pattini o skateboard è presto realizzata. Ho visto con i miei occhi “overboarder” sfrecciare per corridoi, incuranti di ignari conviventi che, usciti dal bagno, trovavano salvezza schiantandosi indietro sul podio del bidè.

Dal desco al desk

Alcune sale da pranzo o tinelli invece sono diventati spazi di work-sharing famigliari. Via i centro tavola, per trasformare il desco delle feste di famiglia in un “desk” per il lavoro di ufficio del papà e ancora di più per le video lezioni della scuola. Per forza a telecamera spenta: gli adolescenti ci tengono a ostentare la loro autonomia. Che figura avrebbero fatto con i compagni se dietro di loro si fosse visto il papà in pigiama pigiare sul pc con l’occhio pallato e il dito nel naso? Non è chiaro in queste case perchè, a distanza di quasi un mese dalla fine della scuola e ormai ripreso quasi in toto il lavoro in ufficio, il tavolo in questione non abbia ripreso le sue fattezze naturali.

Gli ordinati

Dal lato opposto, ci sono anche gli integerrimi dell’ordine, quelli che hanno piacere di vivere nelle case museo, a prescindere dall’età dei figli. Sono quelle case in cui a Natale, anche quando il ragazzino muoveva i primi passi, le palle dell’albero erano rigorosamente in vetro viennese o dove non c’era una penna o un foglio di carta abbandonata nemmeno sullo scrittoio. Ovviamente la polvere non è contemplata mai, dunque non la si trova mai, tanto meno in ingresso nello svuotatasche in stile giapponese, rigorosamente vuoto di chiavi. In queste case il coronavirus ha avuto un po’ la funzione dei roghi nelle società nomadi asiatiche, che di tanto in tanto bruciavano le loro masserizie, per alleggerire i loro carichi nei trasporti. Con la differenza che lo spazio alleggerito qui rimane vuoto: senza più i giochi e i libri dell‘infanzia, senza i lavoretti e i quaderni delle scuole, senza più i peluche e i diari, confidenti di tanti segreti.

Occasioni imperdibili

Per i più, la quarantena è stata l’occasione per viaggiare in lungo e in largo nella rete per lasciarsi andare agli shopping più svariati. Qui le case sono diventate scaffali dove ogni dove puoi ritrovare la scarpa sneakers comprata all’asta virtuale alle sei e mezza del mattino, anche se di due numeri più grande, “tanto poi la rivendo al doppio”; il beauty Make up Artist con 120 ombretti della tonalità del viola; la collezione di fumetti, con tanto di edizione illustrata sul come disegnarli in stile Marvel, per poi capire che gli Anime giapponesi sarebbero stati più nel suo stile: e non glielo si può nemmeno negare, da come è evidente dal murales concessogli/le realizzato in cameretta.

Gli zoofili

C’è poi una tipologia di casa, con o senza giardino, con o senza balcone, con o senza approvazione dei genitori che il coronavirus ha tramutato in zoo. La casa zoo è quella dove in bagno trovi la gabbietta del coniglio nano, perchè la temperatura fuori è ancora troppo rigida per le piogge di giugno. In cucina ovviamente è stanziale la ciotola del cane. Abbiamo visto che non ci sarebbe stato periodo migliore per scoprirsi appassionati cinofili e se il cucciolo è giustamente tale, ogni angolo della casa viene tappezzato di traversine e carte assorbenti. I più esotici non si accontentano degli acquari tropicali, curatissimi oggi, anche per gli effetti luminosi che le luci strobo delle discoteche impallidiscono al confronto, ma si sperimentano in allevamenti di larve chiuse nel cassetto, per non dar troppo nell’occhio, al fine di poter nutrire le tarantole, altrettanto ben celate nel cassetto dei calzini nelle apposite capsuline, auspicabilmente chiuse.

Corona veci

Certo non avremmo detto che il coronavirus avrebbe potuto impattare così tanto il design delle nostre case, i luoghi in cui i nostri ragazzi si esprimono, si sperimentano secondo le loro ispirazioni e maturano. Come sta influenzando questo invisibile e temibile nemico la formazione dei nostri adolescenti? Ma ora mi sovviene un dubbio: e se invece che al virus, vice virus, un poco fosse da attribuire a chi ai figli adolescenti ne fa le veci?

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