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Cara Sara, vorrei dirti…

(Sara a tredici anni con un mini poster di Renato Zero, il sottofondo musicale della sua vita)

Proseguiamo la rubrica “Cara me” ospitando la preziosa lettera di Sara Magnoli a se stessa adolescente.
Giornalista e scrittrice che ama spaziare dal giallo alla biografia, dall’avventura alla fiaba, è presente anche in molteplici pubblicazioni all’interno di progetti benefici. Sara ci regala il suo punto di vista, i suoi pensieri e le sue immancabili battute esilaranti!

“Lo ammetto: pensavo di avere molto più coraggio. Di essere pronta a una sfida. Di essere pronta a sfidare me stessa. A mettermi lì, faccia a faccia con la ragazzina che sono – o non sono – stata e la donna che sono – o non sono – diventata. L’idea di scrivere una lettera a me adolescente mi elettrizzava: sì, ce la faccio, i sassolini dalle scarpe me li tolgo una volta per tutte. Cara Sara-teen, siamo tu e io, e adesso facciamo i conti, che nella vita arriva il momento di farli, senza sconti, senza saldi, senza che diano uno o più bollini fedeltà. Perché in questa storia, che è tua ed è mia, che è nostra ed è una sola, o forse nessuna, o forse, più probabile, centomila – giusto per parafrasare un tizio che abbiamo incontrato da adolescenti e ci accompagna ancora adesso -, la fedeltà tra noi c’è già “di default”, passiamoci il termine.

Comunque, non perdiamo il filo. Scrivere una lettera a me adolescente mi intrippava assai. Ma non ho avuto il coraggio, non l’ho trovato, non ce la faccio. Paura? Forse.

O forse semplicemente non mi piace ricordare come ero, mi piace continuare a immaginare come avrei voluto essere, con quella testa sempre immersa nei quaderni con le copertine più colorate e disegnate che trovavo (ah, ce la ricordiamo bene quella con scritto SARA ovunque, in tutte le sfumature su sfondo nero) per scrivere sì, è vero, a volte anche di me, ma più spesso le storie che ci chiedevano di essere raccontate. Occhi sui fogli e Renato Zero nelle orecchie. Da vinile, al massimo da nastro su cassetta. I vinili di Renato sono tutti lì, sulla scaffalatura più alta delle mensole in casa, ce li siamo portate sempre con noi, e in quello che contiene “Spiagge” c’è ancora quello strano ventaglio enorme di cartone che sembra ricoperto di alluminio e che ci sarebbe servito per abbronzarci. Ce lo ricordiamo bene, quella specie di libro scritto a macchina, rilegato con il cartoncino, che avevamo intitolato “Donna o bambina?” e che poi una poetessa ci aveva suggerito di cambiare in “L’anima di cristallo” in cui la storia che ci chiedeva di essere raccontata eravamo noi a diciassette? diciotto anni? Copertina di cartoncino carta da zucchero e titolo scritto a mano con pennarellino punta fine. L’avevamo spedito a tre, forse quattro case editrici i cui indirizzi li avevamo trovati, l’adolescente che ero e la donna che sarei stata, almeno anagraficamente, su una rivista che ci piaceva leggere. “Così scrivo un bestseller”, era più o meno il titolo dell’articolo che spronava a tentare, a non lasciare i sogni nel cassetto. Noi, nel cassetto, avevamo già chiuso il sogno di frequentare il Dams a Bologna. Il libro l’avremmo spedito. Ci aveva risposto solo una casa editrice che, avrebbe poi scoperto la Sara-non-più-teen, di certo non pubblicava storie introspettive, tacciando il manoscritto di essere un “confuso pasticcio” e ciò che la gentile poetessa aveva scritto quale prefazione un “artificio retorico”. Però ci faceva anche “molti auguri”. Però però quella volta sentirci dare del pasticcio non ci aveva tagliato le ali. O forse sì? Quanti anni e quante paure sono passate prima che un’altra storia, questa volta non di noi, ma da noi, nel senso che non parla di noi ma nasce dalla nostra testa, uscisse da un cassetto trasformato in pc? Eccolo qui, il timore di fallire ancora, quello per cui la Sara di oggi non è poi così diversa dalla Sara di ieri, con gli occhi ancora sui fogli, o sul computer, e nelle orecchie la voce di Renato Zero che arriva da un supporto diverso, ma che non manca mai.

Un po’ di quel sogno, quello di raccontare storie, ce lo siamo tenuto strette, pensando che sogno resti, anche se qualche volta si è sentito un po’ reale. Un po’. Non ancora come lo vorremmo veramente, reale. Ma un po’ ogni tanto lo è.

Sai, Sara che ero o non ero da adolescente, io oggi me li guardo sempre Francesco e Iante, i miei figli. I figli che sognavo di avere la Sara ragazzina e che oggi la Sara più grande (sì, guarda, più ci penso più il termine “donna” non mi si addice, non ho la testa così matura) ha. La ragazza non pensava che li avrebbe chiamati così. No, cioè, che mia figlia l’avrei chiamata Iante l’ho deciso durante un corso universitario a diciannove anni, quindi forse qualcosa che unisce la me di ieri e di oggi c’è anche in questo. Nella testardaggine di dire: così deve essere. Quel nome mi piaceva e mi piace e mi sono messa contro tutto e tutti, Ross (marito) compreso, perché nostra figlia fosse Iante e solo Iante. Li guardavo quando erano bambini, li guardo oggi adolescenti e vedo le stesse paure, le stesse tensioni, gli stessi sogni che non sai se resteranno sogni. Ma soprattutto vedo l’incanto con cui guardano il mondo, e mi chiedo se è stato anche il mio, e se lo è stato o non lo è stato oh come vorrei che lo fosse adesso, anche il mio, quell’incanto di guardare e di sognare con la speranza della meraviglia. Ah, sì, loro due sono molto più tosti (e anche più belli, ma qui è merito anche di Ross… ho detto anche!), certo non spavaldi e con tante domande sul futuro per le quali cercano ancora risposte, ma qualcosa mi dice che sì, loro sono gli adolescenti che vogliono essere. Ai quali io tendo spesso un libro che leggo o che ho letto e che amo. E che fanno altrettanto con me.”

Breve Bio
Per conoscere meglio Sara Magnoli vi consigliamo di leggere i suoi libri:
  • Se il freddo fa rumore
  • Petronilla. L’arte di cucinare con quello che c’è!
  • The scratched canvas – La tela graffiata
  • Dov’è finito Rudolf?
  • Bella gatta da pelare Mister Arturo Doil
  • I racconti della slitta
  • Attack on the heart – Attacco al cuore
  • Zac e Lalo sulle tracce del ceresiosauro
  • Robbery in the house of silence – Rapina nella villa del silenzio
  • Se un cadavere chiede di te
  • Il sogno di Lilli
e di seguirla sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/sara.magnoli.5

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