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Caro Chanan, vorrei dirti…

(Da sinistra: oggi; a tredici anni; Teenage Angst, Angoscia adolescenziale, dipinto ad olio)

Felicissime di inaugurare la nostra rubrica “Caro me (adolescente)” con un ospite d’eccezione: l’artista Chanan Mazal.
Appassionate del suo stile, lo seguiamo da tempo, ma un suo quadro in particolare ci aveva colpito, che centra nel segno, concentra ed esprime fortemente tante sensazioni assolutamente adolescenziali: un suo autoritratto.
E lui non solo ce lo ha “imprestato” ma lo ha anche accompagnato con il suo bellissimo messaggio a quel ragazzo che all’inizio degli anni ’70 si specchiava e si osservava nel bagno di casa.

Grazie Chanan per essere con noi! 

Descrivici il tuo quadro…

Ovviamente, come ogni adolescente osservavo accuratamente il mio aspetto esteriore, ma allora non si era abituati a parlarne molto.
Ecco dunque la storia del mio quadro (che ovviamente non sarà molto interessante da leggere per gli adolescenti) (n.d.r l’abbiamo tranquillizzato, che non c’è nessun pericolo che qualche adolescente legga il nostro blog, o se nel caso qualcuno di loro lo faccia, non lo ammetterà mai 🙂 )
Stavo seguendo un corso di autoritratto. E nella classe ero l’unico i cui genitori non erano nati in Europa. Quindi significava che ero l’unico che, pur appartenendo ad una famiglia ebraica, non aveva ereditato una serie di traumi che provenivano da quello: Auschwitz. Nascondersi. Vivere sotto falsa identità.
Questo mi faceva sentire molto al sicuro durante la mia infanzia in America, protetto. Auto indulgente.
Durante una lezione il compito fu di dipingere un autoritratto a memoria senza usare uno specchio.
Così mi ricordai della prima volta che esaminai me stesso molto molto attentamente.
Ovviamente come ogni ragazzo adolescente, avevo prestato molta attenzione ai peli, ai muscoli, ai brufoli.
Ma questa volta era un guardare più in profondità.
Ero già piuttosto alto. Cominciavano appena a delinearsi i muscoli. Ma il corpo era ancora un po’ infantile.
Ad un certo punto osservai le mie costole. Un lato era più grande dell’altro.
Era molto difficile provare a ricordarmi come ero allora, in prima superiore. Quattordici anni e mezzo, quindici.
Non avevo una macchina fotografica (ed anche se l’avessi avuta, non era fatta per fare i selfie, inoltre il rullino e la stampa erano molto costosi).
Lo sfondo del quadro veramente era il bagno dei miei genitori, dove c’era una terribile carta da parati color oro e marrone.

Che tipo di adolescente eri in confronto all’adulto che sei diventato?

Ero un vero appassionato di libri. Disegnavo spesso. Molto idealista. Pochi amici.
Ogni giorno dopo la scuola dovevo tornare direttamente a casa per guardare mia sorella minore. Così mio papà poteva andare al lavoro.
Incontravo gli amici al sabato, ed anche la prima ragazza con cui ho flirtato… molto molto timidamente. Parlavamo e parlavamo, ma non ci siamo mai neanche presi per mano.
Ero molto insicuro del mio aspetto. Avevo paura di non essere bello.
Ed ovviamente, non credevo MAI a mia mamma quando mi diceva che invece lo ero.
Mi ci sono voluti molti anni, avevo almeno ventidue anni quando iniziai a crederci, quando qualcuno mi diceva che ero attraente.
Ma poi mi trasferii, e non vidi più nessun compagno delle superiori.
Recentemente, che ho superato da un po’ i cinquant’anni, dozzine di persone che avevo conosciuto a scuola, mi hanno trovato su Facebook, ed alcuni li ho poi anche incontrati di persona.
Ovviamente non è facile considerando quando è grande l’America, e quanto si è sparpagliata la gente. E poi io ho traslocato dall’altra parte del globo!
La mia scuola era molto grande, e molto divisa. Ora però ho scoperto così tanti amici, persone meravigliose. Molti di loro non erano mai stati in classe con me, o non gli avevo mai rivolto la parola quando eravamo adolescenti.
Ma ora che non ci si vede più tutti i giorni, si può osare di più. Dirsi cose che allora avevamo paura di dirci.
Qualche volta cose personali.
Come ricordare di aver notato esperienze dolorose o qualche gesto molto empatico di un compagno di classe.
Qualche volta i miei amici si stupiscono che io avessi notato queste cose, quando eravamo ragazzini. Non avrei mai potuto immaginare che ora, a sessantadue anni, dirgli ciò, potesse essere così importante!

Cosa vorresti dire a te stesso adolescente?

Vorrei dirgli tante cose che ho scoperto nel frattempo.
Ad esempio che i miei compagni non pensavano affatto che io fossi strano. Che non mi consideravano brutto. O fanatico.
Da adolescente pensavo che solo pochi volessero essere miei amici, ed invece ho scoperto che in realtà piacevo o che comunque mi rispettavano.
Vorrei dirgli che ho capito che sbagliavo a giudicare le persone troppo frettolosamente. Le dividevo in categorie.
E così ho sprecato tante possibili preziose amicizie!

 

Breve bio

Per scriverla abbiamo attinto dal suo sito: un po’ di “trivia” come lo definisce lui 🙂 ed una sua riflessione più personale.
“Nato a New York nel 1956. Immigrato in Israele nel 1980.
Sposato da 25 anni; papà di tre belli e talentuosi ragazzi; mancino, vado al lavoro in bicicletta, non indosso mai l’abito e la cravatta. Appassionato di giochi di parole, ed un’ idiosincrasia per le lingue ed il cioccolato molto nero.”

“Non so come, ma all’età di undici anni mi venne la stravagante idea di andare a vivere in Israele e diventare architetto, urbanista o artista.
Ora vivo a Gerusalemme. E come tanti altri immigrati, vivo sospeso tra le torri gemelle di due lingue e due culture. E le mie prime aspettative borghesi dovettero affrontare le più dure realtà del Medio Oriente.
Creo arte.
Ed anche nel mio lavoro sono a cavallo di due mondi in competizione: il mio impegno ideologico, religioso e famigliare da una parte e dall’altra le richieste di apertura e di immaginazione sfrenata dell’arte.”

Se volete continuare la lettura e vedere le sue splendide opere potete cliccare qui e visitare il suo sito www.mazalart.com

o seguire la sua pagina Facebook www.facebook.com/chanan.mazal

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