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Alessandro, Eugenio e il carnevale

Alessandro 47 anni, tre figli e nel cassetto una collezione di calze colorate con cui sdrammatizza l’abito che indossa per lavoro. Ama le feste e le tradizioni quindi Febbraio è uno dei mesi che preferisce.

Carnevale è sapersi prendere in giro con moglie, figli e amici.
Per far felice mia figlia più piccola vorrei indossare i panni del supereroe, ma la tuta attillata sarebbe osare troppo quindi opto per una giacca sfarzosa tipo Principe delle fiabe.
Da piccolo ero sempre Zorro o il Carabiniere. In verità mi incantavo a guardare i costumi dei cartoni giapponesi: Mazinga Z, Gig Robot d’acciao e Atlas Ufo Robot, ma mia madre ci imponeva i personaggi della Legge. Uno agli antipodi dell’altro, sullo stile di guardie e ladri. Sarà che ho fatto le elementari nel periodo delle Brigate Rosse quindi le istituzioni rappresentavano un tema caldo per i nostri genitori.
Altra istituzione della mia infanzia era la bidella Gina che ci impediva l’uso dei coriandoli. Urlava di buttarli a casa propria e perfino i vigili se li tiravi per strada ti guardavano male. Carnevale era un continuo sfidare i grandi!
La tradizione di famiglia sono le favette, un dolce veneto, una sorta di bugia piccola e rotonda. Essendo però mia mamma lucana vi ha aggiunto negli anni un po’ del suo tocco. Oggi sono diventate palline più grandi delle originali, anche un po’ alcoliche. Quando inizia a friggerle ne prepara cestini stracolmi che consumiamo da colazione fino a cena.
Per anni inoltre ho portato i bambini a vedere i carri sfilare fuori città. Avevano un po’ paura dei personaggi di cartapesta in formato gigante ma credo che sia un po’ come il principio delle fiabe. Il male va narrato poco alla volta e vederlo rappresentato aiuta a esorcizzare le paure.
Al mio ragazzo neo adolescente vorrei dire che il Carnevale è un po’ il  nostro Halloween italiano, non perdiamolo. Sono stato in Svizzera a Lucerna e l’intero paese si traveste e si balla per giorni, le generazioni vivono insieme un aspetto comunitario in allegria.
E’ un modo per uscire dagli schemi della moda, un’occasione positiva e di libertà. Continua a travestirti, non ti vergognare, indossa una maschera che ti diverte.
Se solo mi ascoltasse gli suggerirei di vestirsi da un mito, abbiamo  bisogno di personaggi a cui guardare: Cassius Clay, un eroe dello sport che andava controcorrente, integro e capace di grandi azioni umanitarie.
Dimenticavo, gli direi anche di custodire per i suoi figli il vestito del Carabiniere e quello di Zorro. Alla fine li ho fatti indossare anche a lui. Non volevo rompere la tradizione!

Eugenio 15 anni studente, ama fare scherzi a Carnevale, soprattutto spaventare sua sorella di nove anni e sua nonna. Oggi non si traveste con un costume intero, preferisce al massimo un cappello, un paio di occhiali strani o una maschera.

Carnevale per me è un po’ come Halloween, un’occasione per  scherzare, ma è importante anche perché c’è la vacanza dalla scuola quindi si può dormire e magari andare via per qualche giorno.
Da piccolo il ricordo più forte che ho è quello del vestito delle tartarughe Ninja, Leonardo e Michelangelo costruiti da mia mamma col cartone e la stoffa.
Anche Spiderman mi piaceva molto, mi faceva sentire muscoloso e potente mentre io ero magrissimo. Credevo di esser unico anche se la piazza era piena di altri mini eroi tutti vestiti come me. Il travestimento da Wolverine invece lo sogno ancora, non me lo hanno comprato perché dicevano che era troppo violento.
Ricordo benissimo i carri di carnevale che venivano dai paesi vicini, mi piacevano i coriandoli colorati che ci lanciavano in testa insieme alle caramelle e la musica forte. Mi sembrava una festa lunghissima, arrivavamo sempre a casa stravolti ma adesso a ripensarci forse erano cinque o sei carri solo, che passavano lentamente e facevano due volte il giro del paese.
Travestirci da piccoli ci è sempre piaciuto, per anni siamo stati cowboy, cavalieri, cartoni animati e poi ovviamente Zorro. Mio fratello è stato anche il Carabiniere, io l’ho scampata perché poi il vestito è andato a mio cugino. Mia mamma ha invece tramandato il suo vestito di Cappuccetto Rosso a mia sorella, lo tiene come se fosse prezioso.
Una tradizione di casa nostra sono le bugie venete, le prepara mia nonna, frittissime e buonissime, in genere iniziamo a chiedergliele già a Natale ma lei si rifiuta di farle. Poi arriva il giorno in cui inizia la produzione e non la smette più. Alla fine le regaliamo anche ai vicini di casa.
Mi piace vedere che i miei genitori si travestono, sembrano un po’ stupidi ma fanno ridere. L’importante però è che non ci obblighino ad andare in giro con loro e che in macchina non si facciano riconoscere!
Mascherarmi oggi? Nooo, non credo, cioè se c’è una festa a tema e tutti si travestono allora si, magari ci penso…

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