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Si salvi chi può

Il giro di boa, secondo l’osservatorio giovanile italiano, avviene attorno ai 15 anni. Quello è il limitare indicato da non oltrepassare: pena minima l’inferno dantesco. Certo ogni ragazzo è una storia unica ma meglio stare all’occhio se vi si aggirano per casa esemplari di questa fascia d’età.
Ricordo esattamente quando è avvenuto il mio, improvviso violento e senza pietà: più che un giro di boa un’inversione ad U col freno a mano tirato.
Vacanza estiva di terza media; eravamo nelle Marche ed i miei genitori, con l’ingenua speranza del tempo, avevano in programma oltre al mare una serie di visite a Urbino, Macerata ed Ascoli. 
Peccato che con loro ci fossi anche io, ancorata alla sedia sdraio come una cozza al suo scoglio. 15 giorni per nulla di buon umore.
Ogni mattina mi svegliavo furibonda all’idea che al pomeriggio saremmo usciti a visitare. Odiavo il figlio dei loro amici appena tredicenne e brufolotico che al mattino mi inseguiva per giocare a bocce. Odiavo il costume che mi ero comprata due giorni prima di partire, troppo giallo. Odiavo perfino Leopardi, fino a poco tempo prima adorato per la sua melanconia che al tempo calzava col mio animo come la scarpetta di cristallo per Cenerentola, ma ahimè era venuto al mondo in una cittadina tanto vicina a quel campeggio che “non si può non visitare”!  Odiavo i bungalow, i vicini svedesi che erano troppo vicini e cercavano di farmi far amicizia con le loro figlie perfette senza peli e biondobarbie. Odiavo tutti, i miei in cima alla lista. 
L’unico ricordo positivo della vacanza fu la frase conclusiva di mia madre: “Dal prossimo anno mai più insieme”. In quel momento la adorai! 
Mia madre è sempre stata donna di parola, per cui nel periodo seguente le “ferie maledette” (come oggi sono ricordate in famiglia) le ha studiate tutte accompagnandomi di sera a qualunque tipo di corso di formazione che poi mi permettesse dall’anno seguente di iniziare una serie di lavoretti estivi: educatrice all’estate ragazzi, notturna nelle colonie, commessa, volontaria alla CRI e animatrice nei centri vacanza, il tutto alternato a vacanze studio in Inghilterra. 
Insomma estate piena di esperienze con qualche giorno a sprazzo da passere con i miei. In quei pochi frangenti, tra un treno e l’altro, ricordo perfino che era piacevole sedermi a tavola con loro e raccontare qualcosa delle mie avventure. 
E dunque per i miei figli stessa ricetta: unica differenza… il cellulare. Se chiamano è per lamentarsi. Ma qui entra in gioco la vendetta della madre moderna: il cordone ombelicale va in vacanza e il telefono è silenziatissimoooooo. Buona vacanza cari figli! E come dicono loro… Bella! (non ho ancora capito se qui ci vuole pure “Zio” oppure no).

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