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Adolescenza fa rima con partenza?

C’è chi gira intorno all’argomento e chi invece ha il dono di coglierne subito il nocciolo.
E così questa volta ci siamo rivolte ad Anna, che questo dono ce l’ha eccome! Di professione counsellor, educatrice, formatrice… ma soprattutto persona straordinaria.
Andiamo dritti al punto insieme a lei.

Nel corso di una discussione sulla delinquenza giovanile la signora Williams cantilenò: ’Dei figli miei state sicuri che non ce n’è uno dolescente.’ Dolescente? ’See, dài che hai capito.’ E sollevò un giornale con un titolo che strillava: Adolescente ammazza la madre. -’Ah’, feci io, e la signora Williams continuò: ’Sti dolescenti che vanno ’n giro e ammazzano la gente. Se un figlio mio mi torna a casa e fa ’l dolescente vedi com’esce di corsa co’ un bel calcione ’n quel posto.”

 

F.Mc Court, Che paese l’America, Ed Adelphi

Come è possibile che genitori che hanno affrontato notti insonni per mesi o anni, che hanno vissuto con rigurgiti sui vestiti, odorato odori annichilenti, camminato curvi per dare la mano o reggere bici, ristudiato le tabelline… poi temano l’adolescenza dei propri figli? Cosa rende così terribile questa fase?
Io ritengo sia perché ad essere messi alla prova in questo caso non sono il nostro fisico o la nostra energia ma chi siamo noi, il nostro ruolo di genitori.
“Sono fetenti. Non ci ascoltano più, fanno cosa vogliono. Sono provocatori. Non hanno rispetto…”
Già, sembra proprio così. Ma… voi siete capaci di separarvi da qualcuno mentre avete chiaro quanto lo amate e quanto è bello stare insieme? Perché questo devono fare i nostri ragazzi. Imparare a stare senza di noi, a scegliere se stessi prima di noi.
Diversamente non potrebbero costruire la loro vita ma ne costruirebbero una su misura nostra.
E se le loro provocazioni fossero manifestazioni della sofferenza nel lasciarci e della loro paura ad andare da soli?
Io la immagino così l’adolescenza: una barca che si sta preparando a lasciare il porto per navigare.
Un bel momento.
Un terribile momento.
Dipende.
Da noi.
Il porto ha la funzione di curare le barche fino a quando non sono pronte per andare e riaccoglierle quando occorre una sosta. Se il porto fa bene questa sua parte, le barche escono con facilità e sono felici di tornare il più spesso possibile.
Imparare a lasciar andare, non cedere alla paura e alla voglia di proteggere, avere fiducia in ciò che si è insegnato e in ciò che sono i nostri figli è più impegnativo che camminare curvi o passare notti insonni.
Però, il varo di una nave è un’emozione che merita questa fatica, no?
E’ per questo che abbiamo lavorato fino a qui.

Grazie Anna!!! <3

Breve bio:
Mi chiamo Anna Mirenzi. Da sempre (circa 30 anni) mi occupo di relazioni.
Dentro quello che offro, ci sono gli apprendimenti di tutta la mia vita.
Inizio a lavorare nella relazione d’aiuto come educatrice di minori, per aiutare a crescere.
Incontro la nonviolenza, prima come persona per scoprire la forza delle relazioni nel nostro vivere. Poi come formatrice per educare all’assertività.
Mi tuffo nel counselling sistemico, come formatrice per aiutare con le parole ad usare efficacemente le parole e creare relazioni efficaci. Come counsellor per aiutare a scoprire in sè risorse inaspettate.
Scopro il mondo del Reiki e scelgo di insegnarlo per aiutare a mantenere/trovare il proprio equilibrio psicofisico.
Mi dedico a sviluppare la consapevolezza interiore per aiutare me, e chi lo desidera, a trovare la gioiosa serenità al di là di cosa accade fuori di noi.

Se volete saperne di più o se volete contattare Anna direttamente, potete visitare il suo sito www.lamire-percorsi.it oppure la sua pagina Facebook www.facebook.com/lamirepercorsi

 

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