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Tineke

Questa volta siamo andate in Olanda per la nostra intervista! Ecco i racconti di Tineke alle prese con i suoi tre figli adolescenti.
Un sorriso dolcissimo ed una grande determinazione. Sportiva, paziente e acuta.
Originaria di Rolde, piccolo paese nelle campagne del nord del paese. Si trasferì a Hengelo per studiare scienze infermieristiche, dove ha conosciuto suo marito futuro ingegnere. Da tredici anni vive a Best, cittadina del sud, dove lavora presso il municipio come “Gezondheidsmakelaar”. Il nome fa paura ma il lavoro è bellissimo. Si occupa di prevenzione per tutto ciò che riguarda la salute: organizza incontri per parlare, informare e sensibilizzare su temi forti come l’abuso di alcolici, fumo, droghe, contraccezione, molestie, ma anche problemi sottovalutati come la perdita dell’udito a causa della musica a volume elevatissimo, i tabù che circondano la demenza senile… e l’elenco potrebbe ancora continuare a lungo.
“Tanta roba!” direbbe qualche teen.
Ma eccola adesso alle prese con le nostre domande:

  • In quale momento hai compreso che l’infanzia era finita?
    Inge: quando sono salita in macchina e c’era lei dal lato del guidatore. Avevo una paura! Ma non potevo farlo trasparire.
    Ed anche quando ci ha raccontato che durante una riunione a proposito della sua tesi, uno dei tre insegnanti supervisori la interrompeva continuamente, e lei gli ha detto che la infastidiva.
    Hugo: quando ho notato che sapeva trovare da solo le vie a Rotterdam. Prima non era assolutamente interessato a sapere come fare ad arrivare in un posto. Semplicemente ci seguiva. Ora non gli importa se fa dei lunghi giri con la bici per arrivare in biblioteca, l’unica cosa importante per lui è arrivarci.
    Vera: quando l’ho vista al lavoro all’Hema (catena di grandi magazzini molto diffusa in Olanda), mentre rispondeva alla domanda di un cliente.
  • Descrivi ciascuno dei tuoi figli in una frase:
    Siamo molto fortunati ad avere tre figli felici, indipendenti, seri, tranquilli e sani.
    Inga: ha quasi 24 anni, è leale, sportiva, affidabile. Non è una “girly girl”, una ragazza molto femminile, quindi alle superiori per lei era difficile comprendere le altre ragazze a cui piacevano i pettegolezzi ed i problemi “da femmine”. E’ stato un periodo piuttosto solitario. Così siamo stati così felici quando ha cominciato la facoltà di ingegneria ed ha incontrato molti ragazzi e ragazze con cui si trovava bene.
    Le piace molto viaggiare, e non ha problemi a farlo da sola.
    Per lei non è un problema, ma quando recentemente è andata in Bolivia, io ero così contenta ad avere whatsapp e poter almeno controllare quando era stata online l’ultima volta!
    Hugo: ha 21 anni, è un artista, molto testardo certe volte, ama il cibo ed è un tipo con cui è facile andare d’accordo. Volevamo insegnargli a cucinare prima che andasse a vivere da solo, ma lui non voleva. Per lui pancake e uova strapazzate erano più che sufficienti. Durante la prima settimana abbiamo ricevuto un messaggio ed una foto: “Cucinare non è affatto difficile, basta seguire la ricetta”.
    Vera: 18 anni, le piacciono le discussioni e gli abbracci, è aperta, parla chiaro, le piace scegliersi i vestiti e da grande vorrebbe fare il boss: stare seduta su una grande sedia girevole nel suo ufficio, in un grattacielo, guardando fuori da una grande finestra. Quando uno dei suoi impiegati bussa alla porta, lei risponde “Si?” ed intanto ruota lentamente con la sedia per rispondergli/le. Ha un bel gruppo di amici con cui trascorre il tempo libero.
    E’ bello riflettere su cosa impari dai tuoi figli: ho notato che la personalità, quello che veramente sei, è già dentro di te e visibile fin dalla più tenera età. Bisogna fare i conti sia con gli aspetti positivi che negativi di questo.
    Io non sono brava a prendere decisioni. I miei figli sono molto meglio di me. Mi ricordo che quando Vera aveva sedici anni mi disse, con un gran sospiro: “Mamma, cosa vuoi, qual è il tuo goal, cos’è più importante per te………….”. Ora quando non riesco a decidere, mi accorgo che penso tra me: “Cosa farebbero i ragazzi al mio posto?”
  • Qual’è la cosa che fanno regolarmente e ti fa più arrabbiare?
    Inge: ma è normale che non mi venga in mente un momento in cui fossi arrabbiata con lei? Credo che sia la tipica primogenita da manuale di psicologia.
    Hugo: per quando riguarda la scuola il suo modo di fare rilassato mi fa impazzire certe volte. Se ne sta coricato sul divano, tutto occupato col cellulare oppure che ascolta la musica. Allora provo a dire a me stessa che tutto sommato anche quello è un passatempo, e lui sta crescendo, ed anche quello richiede un sacco di energie……….  Sono molto orgogliosa di me stessa le volte che riesco a non dirgli nulla. Probabilmente è molto indaffarato nella sua testa: musica, disegno, recitazione e canto. 🙂
    Quando aveva circa cinque anni una volta mangiammo cavolo e salsiccia, che a lui non piaceva. Ma quando hai cinque anni e devi mangiare almeno cinque cucchiaiate……… questa era la regola a casa nostra. Si rifiutò così andò via da tavola, in castigo, a sedersi da solo. Dopo circa mezz’ora sentimmo un gran sospiro e lui che diceva: ”Vooruit dan maar” (va bene, faccio come vuoi tu) e ritornò a tavola.
    Vera: quando aveva circa sei anni non voleva mai chiedere scusa se aveva combinato qualcosa, e la maggior parte delle volte rispondeva con audacia, maleducatamente. Così una volta la mandammo nella sua stanza al piano di sopra. Dopo un po’ cominciarono a piovere foglietti giù dalla scala con scritto: “Scusate mamma e papà”.
    Un’altra volta, mi ricordo che aveva circa tre anni ed eravamo al supermercato. Lei voleva certe caramelle ed io non gliele volevo comprare. Così cominciò ad urlare fortissimo, in piedi vicino alle mele ed alle arance. Pensai: “Se vado via e non mi vede più, sentirà la mia mancanza e smetterà di strillare”. Purtroppo non fu così. Dovetti tornare indietro e trascinare fuori dal negozio una bambina urlante……….
  • Qual è la cosa che ti fa più piacere?
    Quando entrano in empatia con gli altri, quando li accettano per come sono senza perder di vista se stessi.
    Questa comunque è una domanda “grossa” 🙂 per fortuna ci sono tanti momenti felici da ricordare:
    – Inge durante la discussione della tesi e vedere che quaranta amici erano venuti ad ascoltarla
    – vedere la gioia di Hugo quando suona, canta o recita
    – guardare “Huis Anubis” (La casa di Anubis, una serie televisiva belgio/olandese per ragazzi) ogni giorno per venti minuti con Vera undicenne stretta a me sul divano
    – sapere che hanno chiamato le nonne o che le hanno mandato una cartolina
    – sapere che Inge e Hugo, che adesso vivono da soli, hanno organizzato di vedersi
    – vederli diventare sempre più indipendenti e prendersi le loro responsabilità
  • Quando ti capita di vedere in loro gli stessi atteggiamenti di quando erano piccoli?
    Tutti e tre hanno gli stessi peluche di quando erano piccoli e li usano ancora quando vengono a casa. Cioè ci dormono proprio con la testa sopra 🙂
    Inge gioca anche con le etichette dei peluche.
    Hugo quando gli piace molto qualcosa lo sfrega con il pollice e l’indice.
  • Quando ti capita di veder in loro quei segni che sono i germogli dell’età adulta?
    L’infanzia non era veramente finita, perché Inge allora aveva solo nove anni, ma fu come un terremoto per me: traslocammo in un altro posto così i bambini dovettero cambiare scuola. Nella nuova scuola c’erano due cortili, asseconda dell’età. I più piccoli, Hugo e Vera, erano nello stesso cortile, ed Inge nell’altro. Così pensai di accompagnare lei per prima e stare un po’ lì per confortarla (e per confortarmi………..). Lei mi guardò e disse: ”Cosa fai?”. Le risposi:”Volevo accompagnarti bene alla nuova scuola, così pensavo di stare qui con te un pochino per vedere come va”. Rispose:”Bene, mi hai accompagnata, adesso vai ed accompagna Hugo e Vera”. Così chinai letteralmente il capo ed eseguii……………..
  • Il modo migliore per rappacificarsi è…
    Chiedere scusa dopo una discussione. E cercare di non andare a dormire ancora arrabbiati.
    Una volta ero stanca e di cattivo umore. Vera mi disse che aveva perso un orecchino. Mi sentii molto antipatica a dirle:”Bene, ho giusto finito di passare l’aspirapolvere, guarda dentro, magari è lì.” Non so perché, ma decisi di dire quello anche se sapevo che era assurdo. Vera era molto arrabbiata con me ed aveva ragione. Così più tardi, mentre bevevamo un tè insieme, le chiesi scusa e la abbracciai. Per fortuna lo accettò quell’abbraccio………..
  • Da piccoli dicevano sempre:
    Hugo: “Mamma, cosa c’è per cena oggi?” Quando dicevo qualcosa che non gli piaceva, gli rovinavo la giornata.
  • Cosa ti auguri per loro, che sogni speri possano realizzare?
    Non sono certa che abbiano dei sogni specifici.
    Suppongo però:
    Inge: scalare altre montagne
    Hugo: avere una casa carina in un piccolo paese, sposarsi, avere dei figli e un cane. Quando aveva due anni e stava per compierne tre disse: “Più avanti vorrei essere un clown, ma prima vorrei avere tre anni”.
    Vera: vuole essere un boss
    Mi auguro che abbiano una vita equilibrata tra lavoro e vita privata, qualche buon amico, un bel posto in cui vivere, che abbiano abbastanza sfide e che siano soddisfatti di quello che fanno.
  • Qual’è il miglior consiglio che ti ha dato qualcuno a proposito dei figli adolescenti?
    Fidarsi di loro e dargli sempre più responsabilità.
    Lo so che è difficile e noto che certe volte li voglio ancora controllare: “Hai pensato ad un’assicurazione per il viaggio……?”. Quando vedo Inge aggrottare le sopracciglia lo so che devo scusarmi e dire: “Scusa scusa scusa. Per sedici-diciotto anni mi sono occupata di te, è un’abitudine ed è difficile non farlo più.”
  • Quali sono secondo te le difficoltà maggiori dell’essere un genitore?
    Come genitore devi essere un buon esempio per i tuoi figli.
    Ci piace mangiare cioccolato e biscotti alla sera. Il buon esempio è mangiare un biscotto ciascuno. Poi quando sono andati a dormire ne mangiamo ancora (e ancora). É un problema quando crescono e vanno a letto anche più tardi di te………..
    Bisogna essere costanti e coerenti, anche se può volerci molto tempo prima che la tua costanza sia premiata: “Metti la giacca sull’appendiabiti e non sulla sedia…………”. Li ho addirittura fatti alzare dal letto per raccogliere la loro giacca dalla sedia e fargliela appendere. E poi improvvisamente dopo mesi………… la giacca è miracolosamente sull’appendiabiti.
    Non farti prendere dal gioco: quando erano tra gli uno e i sei anni contavamo fino a tre quando volevamo che facessero qualcosa. “Metti i giochi nella scatola” e se non lo facevano, cominciavamo a contare. Certo, poi ti guardavano con quelle facce tenere e ci mettevamo a ridere. Così vuoi goderti quel momento, prolungarlo e cominciavamo a contare 1, 2, 3, 4, 5, 6….. Alla fine ci eravamo accorti che era diventato normale contare fino a dieci o anche molto di più……
    Dovremmo essere rigorosi con noi stessi e con i figli. “Conto fino a tre e fai quello che ti ho detto!”
    Non mi piace dirgli cosa devono fare. Lo sanno che quando dico: “Vorresti apparecchiarmi il tavolo?” in realtà intendo che lo devono fare. Vera qualche volta mi dice: ”Mi hai chiesto se vorrei e la mia risposta è no.” All’inizio era frustrante, adesso è diventato uno scherzo e ci ridiamo sopra.
    A tutto ciò si aggiungono anche le difficoltà di coppia.
    Ad esempio la differenza di opinione sul significato di “guardare i bambini”.
    Mi ricordo che eravamo sulla spiaggia coi bambini: uno, tre e sei anni. Decidemmo di alternarci a guardarli. Così cominciai io ed intanto Erik Jan, mio marito, si leggeva il suo libro. Poi ci demmo il cambio, io leggevo il mio libro e mio marito guardava i bambini, finché notai che lui aveva deciso che era in grado di fare due cose contemporaneamente: guardare i bambini e leggere un libro.
    Così smisi di leggere e guardai i bambini, ed Erik Jan smise di guardarli…………

Grazie Tineke per essere stata con noi!

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