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Giorgio

Durante la mia adolescenza trascorrevo le vacanze estive in montagna, a Balme, in Val di Lanzo, con mia mamma e mio fratello Alberto, di due anni più giovane.
Mio papà lavorava e ci raggiungeva la domenica.
Molte altre famiglie facevano come noi, così che si creava un folto gruppo di adolescenti, ragazzi e ragazze tra i 14 e i 16 anni, cronicamente senza una lira, ma ricchissimi di fantasia e di iniziative….

Come raggranellare qualche soldo per il gelato? (per altro fatto con il latte caprino)

Sentimmo dire che a circa 8 km da Balme, e precisamente ad Ala di Stura, il farmacista accettava vipere vive: utilizzava il veleno per uso farmacologico. Le pagava pochi soldi, ma erano sufficienti per acquistare i gelati.

Così i quattro più coraggiosi, o incoscienti, del gruppo diventarono cacciatori di vipere.

Viaggiavamo in coppia, muniti di corti bastoncini biforcuti per bloccare la vipera il più vicino possibile alla testa e farla mordere, chissà perché, in uno straccio bianco. Poi le mettevamo in una scatola metallica (dei biscotti Wamar) col coperchio traforato così da tenerle sino al momento della consegna. La scatola veniva sistemata sotto una pietra vicino ad un’ansa del torrente, dove faceva più fresco, per tenere le vipere in una specie di ibernazione.
Il terreno di caccia era un versante brullo e pietroso di una montagna vicina, dove si andava ufficialmente “a raccogliere le stelle alpine”.
Raggiunto un numero adeguato di “prede”, ci facevamo, rigorosamente a piedi 16 km, tra andata e ritorno, per consegnare al farmacista la scatola così gelosamente conservata.
Col ricavato finalmente si gustava il meritato gelato!

Tutto sembrava procedere per il meglio sino a quando mia madre casualmente scoperse la “scatola infernale” che avevo messo sotto il mio letto (badate bene, con la scritta “ non toccare pericolo”) la sera prima della consegna.
Immaginate il finimondo: peggio della curva Maratona dopo un rigore negato al Toro!!
Comunque, dopo urla, minacce, promesse e giuramenti, mollammo le vipere, ma ottenemmo i soldi per il gelato (per altro piuttosto acidulo, ma allora si buttava giù tutto)!

P.S. La domenica seguente arrivò nostro padre: nel baule non prodotti gastronomici come d’abitudine, bensì confezioni di siero antivipera…. ci conosceva troppo bene!!!

Breve bio: Super sportivo, tifoso incallito, prezioso collezionista, irresistibile senso dell’umorismo e guru indiscusso della diagnostica. Si schernisce dicendo (sue testuali parole 🙂 ) che gli sono rimasti solo più tre neuroni, uno per la Tac, uno per Valentino Rossi e uno per il Toro. Ma non credetegli, non è assolutamente così, neuroni a tonnellate!!!!

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